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Giovani scrittori

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questa sezione è dedicata ai giovani che amano la scrittura creativa e che desiderano che le loro opere vengano lette anche da altri ragazzi

Lorenzo Bisoni

IL CASO ROSSO

Ep.1: LO STRANO CASO DELLE PALME ROSSE

Herry Mickey Mouse si era svegliato dentro il suo comodo letto, nella sua villetta accanto alle palme, sulla costa della Hawaii. Si mise la vestaglia, le ciabatte e scese giù. Si sedette a tavola e chiamò Fernando de Compostela, il suo cuoco, e gli disse: «Portami un piatto di brioche, perché ho una gran fame». «Subito Signore» rispose Compostela, poi sparì in cucina. Dopo un po’ il telefono suonò ed Herry, scocciato, si alzò e andò a rispondere: «Pronto?». Una voce cupa risuonò: «Pronto? Posso parlare con Herry Mickey Mouse?». « Sì, sono io Herry Mickey Mouse» rispose: «Signor Mouse, posso fare una chiacchierata con lei?». «Non c’è nessun problema, ma... con chi ho il piacere di parlare?» «Oh sì, Signor Mouse... mi deve scusare... mi chiamo Spith... Spith Blood». «Allora Signor Blood... qual è il suo problema?». «Ehm... meglio parlarne in un luogo segreto... L’aspetto alla spiaggia di Beroot alle 09.30... e porti con lei Sleppy... mi raccomando!». E riattaccò. Herry rimase perplesso; non era certo un tipo curioso che corre al primo invito di chi che sia. Ma quelle parole pronunciate con un filo di voce tremolante lo avevano maledettamente incuriosito, e così decise di andare all’appuntamento. Alle 09.06 precise come un orologio Svizzero, Herry e Sleppy, la sua aiutante, stavano viaggiando a bordo della fiammante Ferrari decapottabile rossa. Mentre Herry si godeva il passaggio dell’aria sui capelli, parlò alla sua collaboratrice della strana telefonata con il Signor Blood. Intanto che continuavano a parlare, lo sguardo di Herry fu attratto dalle spiagge affollate e dal mare gremito di gente e pedalò che si vedevano all’orizzonte... “Beati loro!” pensò continuando a guidare. La macchina si fermò sul ciglio della strada, accanto ad una graziosa villetta. «Siamo arrivati» disse Herry smontando dall’auto. «Questo è il luogo dell’incontro, e come sempre siamo in anticipo». Aspettarono addossati al muretto, e parlarono sul da farsi. Alle 09.30 un furgone nero come la pece, parcheggiò davanti ai due. Si aprì la portiera, e uscì un signore vestito elegantemente, con il cilindro in testa, facendo ruotare un bastone con il manico in argento. L’uomo si avvicinò ad Herry e disse: «Mr. Herry e Miss. Sleppy, immagino?». «Immagina giusto... Signor Blood!». Guardandosi in giro, con aria circospetta, il Signor Blood disse: «Vi prego, seguitemi nel furgone... Non è prudente restare a parlare qui fuori». “Un uomo ricco” pensò Herry salendo sul mezzo “... Almeno questa volta l’onorario sarà eccellente!”. Saliti sul furgone, Blood fece segno all’autista di partire. «Bene, signori» iniziò «vi ho chiamati, perché la mia ditta, è in serio pericolo monetario». Herry tra sé e sé pensò: “Ecco... ci risiamo... anche questa volta, non vedrò un dollaro.” «Il problema» continuò Blood «non sono i soldi o i dipendenti... bensì le piante!». Herry e Sleppy rimasero perplessi. Come possono delle piante, mandare sul lastrico, un uomo così ricco? Era da molto tempo che non trovavano un caso così strano come questo. « Scusi... ma che c’entrano le piante in tutto questo?» Chiese Sleppy. «C’entrano, c’entrano... Vedrete con i vostri occhi come sono ridotte le mie bellissime palme da cocco» disse Blood con voce quasi straziante. Il furgone si fermò in una piazzola vicino a una delle tante aziende che producono il latte di cocco. Il signor Blood condusse Sleppy ed Herry dentro al magazzino dove si trovavano i macchinari per la produzione e il confezionamento del famosissimo e buonissimo latte di cocco. Attraversato il magazzino arrivarono in un piazzale immenso e li rimasero a bocca aperta: «V-Vedi anche tu q-quello c-che vedo i-io?» Pronunciò Sleppy balbettando «S-Sì... palme di c-c-cocco ROSSE!» gridò Herry. «Già... sono così da 8 mesi...» Proferì mortificato Blood. «Abbiamo provato di tutto, dai farmaci ai fertilizzanti, ma non siamo riusciti a risolvere il problema». «Bene Signor Blood, allora noi ci mettiamo subito a indagare» concluse Herry «... Tu Sleppy vieni con me, e lei non si preoccupi, signore, vedrà che troveremo una risposta a tutte le sue domande». Iniziarono le ricerche, controllando dapprima il terreno e poi le piante una ad una, ma non trovarono nulla di sospetto. Po chiesero il permesso di poter interrogare tutti i dipendenti; il Signor Blood accettò mettendo a loro disposizione il suo Ufficio. Fecero un sacco di domande a tutti i lavoratori, sia che si occupassero delle piante, sia che lavorassero nella fabbrica, ma nessuno sapeva dare indicazioni interessanti per la soluzione dell’enigma. «Stano» disse Sleppy «non siamo riusciti ad avere nessuna informazione utile per capire cosa sia successo a queste povere piante... E pensare che abbiamo interrogato tutti... Che si fa adesso?». «Bella domanda!... Uhm... Aspetta un attimo...» ribatté Herry «Ma certo... Non abbiamo interrogato il guardiano notturno». «Hai ragione» gli rispose Sleppy «Fammi dare un’occhiata alla lista dei dipendenti... Bingo!... Il guardiano notturno si chiama Signor Green e inizia il turno a mezzanotte». Aspettarono pazientemente la mezzanotte ingannando il tempo raccontandosi reciprocamente momenti della loro giovinezza. Quando videro arrivare la guardia giurata, uscirono dall’Ufficio del Signor Blood e gli andarono incontro. Il guardiano era un vecchietto magro magro con pochi capelli bianchi e un’infinità di rughe, tanche che il suo viso sembrava una carta geografica. Appena se li vide arrivare si spaventò, ma dopo le presentazioni di rito il Signor Green si tranquillizzò e li fece accomodare dentro la sua guardiola per stare tutti più comodi. «Allora Signor Green... Ci racconta qualcosa sul suo lavoro notturno?... Ha sentito o visto qualcosa di anormale in questi ultimi mesi?...». Nonostante il povero vecchietto facesse di tutto per dimostrare che la notte non accadeva nulla, Herry notò, sul viso del guardiano, i tipici segni delle perone che mentono; intensa sudorazione unita ad un forte rossore delle guance. Messo alle strette il guardiano confessò tra le lacrime: «Vi prego... Non ditelo al mio principale, mi mancano due mesi alla pensione... Se lo sa mi licenzia...». «Cosa non si deve sapere Signor Green» lo interruppe Sleppy «Non si preoccupi... Saremo muti come pesci... Ma adesso ci racconti tutto!». Green si lasciò andare come un fiume in piena e raccontò che, da mesi, non riusciva più a restare sveglio tutta la notte. Più precisamente ad un certo orario della notte, gli sembrava di vedere comparire una nuvoletta giallastra, ma poi si addormentava profondamente e al risveglio non ricordava più nulla. Di tutto questo non ne aveva mai fatto parola al suo titolare per paura di essere licenziato. Mentre il Signor Green stava ultimando il suo racconto, Sleppy ed Herry si accorsero che dal soffitto stava entrando un gas di colore giallo. Colti di sorpresa cercarono di uscire dalla guardiola ma, nonostante i numerosi tentativi, la porta non si apriva. Senza farsi cogliere dal panico, Herry prese una noce di cocco, la tagliò in due parti, ci praticò alcuni fori con un punteruolo. Fatto questo Herry ne prese una metà, la passò a Sleppy e le fece segno di indossarla modi mascherina per respirare, mentre l’altra metà la indossò lui stesso. È infatti risaputo che la polpa della noce di cocco funziona come un potente filtro. Facendosi capire a gesti, Herry spiegò alla sua assistente di fingersi svenuta ed entrambi si sdraiarono sul pavimento. Con la coda dell’occhio Sleppy vide una sinistra figura aprire la porta, introdursi all’interno della guardiola e accertarsi che tutti si fossero addormentati. Solo quando lo sconosciuto si allontanò, Herry e Sleppy si alzarono e in silenzio si misero al suo inseguimento; non prima che Herry prendesse con sé una mazza da baseball in puro legno di faggio. Nel buio delle tenebre i due investigatori seguirono lo sconosciuto fino ad una zona della piantagione che ancora non era stata contaminata con il colore rosso. Guardando bene videro quell’uomo iniettare, con una speciale siringa, un liquido rosso scuro alla base del tronco del cocco. Herry fece un cenno alla sua assistente di non muoversi e restare in silenzio, mentre lui, piano piano, si portò alle spalle dello sconosciuto. Quando gli fu perfettamente alle spalle, lo sconosciuto ebbe quasi un presentimento, ma prima che potesse girarsi Herry gli assestò un colpo “da fuoricampo” con la mazza da baseball. L’uomo stramazzò a terra senza emettere un gemito, come un sacco di patate senza le patate. Prima dell’arrivo della Polizia, gli investigatori controllarono i documenti del colpevole scoprendo che lo sconosciuto, altro non era, che il Signor Morty Kadaver, anche lui famoso coltivatore e produttore di noci e latte di cocco. Era chiaro che il Morty colorava le piante del rivale in affari per mandarlo in fallimento e poter, quindi, diventare il primo produttore mondiale di cocco. Erano ormai le prima ore del mattino quando, risolto il caso, Herry e Sleppy stavano facendo ritorno a casa. Mentre guidava Herry si rivolse a Sleppy, che era mezza addormentata: «Sai una cosa?... Adesso che mi ricordo bene la testa del signor Morty Kadaver non suonava affatto come una noce di cocco... Ma piuttosto come una zucca vuota!». Arrivati a casa, Sleppy si girò verso Herry e quasi con gli occhi chiusi gli rispose: «Bel colpo Herry... Un gran bel colpo!»

 

Lorenzo Bisoni

L'AMORE

Il primo bacio

 

Sono un ragazzo di 12 anni e l’amore che ho personalmente provato e potuto conoscere è quello che lega i genitori ai figli e viceversa. L’amore che i miei genitori nutrono nei miei confronti è infinito (come la loro pazienza) e anch’io sento di amare entrambi immensamente.

Sul dizionario ho trovato numerose definizioni della parola “amore”, ma due mi sono piaciute in maniera particolare per essere semplici e dirette: “sentimento di affetto vivo, trasporto dell'animo verso una persona o una cosa” e “sentimento e istinto naturale che lega due persone.”

Per non annoiarvi raccontando pezzetti di vita vissuta o farvi leggere le migliaia di frasi con cui l’uomo ha voluto descrivere questo meraviglioso sentimento, racconterò di una storia d’amore tra Lui e Lei di quelle classiche che tutti noi abbiamo visto e rivisto nei film in televisione.

Paolo e Anna sono due ragazzi poco più grandi di me. Vivono in un enorme palazzone nella periferia di una grande città e, nonostante abitino nello stesso pianerottolo, non si conoscono per niente. Certo lui è arrivato ad abitare in quella casa da solo un anno, ma se non sono bastati 365 giorni per farli conoscere, cosa mai dovrà succedere. In compenso le pareti sottili di questi condomini/alveari hanno permesso di far conoscere, reciprocamente, le sfuriate dei loro genitori ogni volta che in casa c’era qualcosa che non andava. Per Paolo il problema era la scuola. Non si può dire che fosse uno studente modello, ma non perché fosse aggressivo e dispettoso, diciamo piuttosto che Paolo viveva in un suo mondo e, di tanto in tanto, “atterrava” in quello reale per collezionare note sul diario e brutti voti. Anna invece a scuola andava bene. Il suo problema era la famiglia. I suoi genitori litigavano in continuazione per qualsiasi cosa e lei, spesso e volentieri, era tirata in mezzo per dare ragione o al padre o alla madre. Questa situazione Anna la odiava, non voleva saperne di schierarsi da una o dall’altra parte della barricata… voleva solo essere lasciata in pace. Un giorno, di ritorno da scuola, Paolo vide, sul marciapiede davanti a lui, alcuni ragazzi prendere a spintoni una ragazza, schernirla e deriderla. Paolo non era certo un eroe, ma non poteva restare a guardare una situazione così spregevole, così accelerò il passo per raggiungere il gruppo di bulli che continuava ad inveire sulla povera ragazza piangente. Tremante di paura, Paolo cercò di far smettere i giovani ma questi, come risposta, iniziano a prendersela con lui. Dapprima spinte e sputi, poi schiaffi e pugni. Paolo non sapeva più cosa fare; solo l’arrivo di un gruppo di adulti mise in fuga gli aggressori. Paolo, seduto a terra con un occhio gonfio e il sangue dal naso, pensò che non era quello che gli faceva male. Il male più grosso era la rabbia che aveva contro quel gruppo di bulli capaci di fare i prepotenti solo perché erano in tanti. Mentre la sua mente elaborava questi pensieri Paolo vide una mano tendergli un fazzoletto, ed una voce femminile pronunciare “… Tieni questo per pulirti il naso… Mi chiamo Anna, volevo ringraziarti per quello che hai fatto”. Alzando gli occhi verso quella voce gentile Paolo vide il viso di Anna, il suo sorriso partire da quegli stupendi occhi verdi per finire su quella bocca perfetta… Fu allora che Paolo, come dicono gli anglosassoni, “fell in love”: si innamorò.

L’episodio dell’aggressione fu presto dimenticato allo sparire dei lividi, mentre la vita per Paolo e Anna si trasformò radicalmente. Questi due “ex estranei” da quel giorno condivisero ogni attimo della loro vita condivisibile. Dal prendere l’ascensore nello stesso momento per andare a scuola, all’aspettarsi alla fermata del bus per il ritorno a casa, dai compiti fatti a casa di uno o dell’altro, dall’andare al cinema piuttosto che a passeggiare nel parco… Insomma, ogni pretesto era buono per incontrarsi e stare insieme. Ormai i genitori li chiamavamo “Agapornis” più comunemente conosciuti come “pappagalli inseparabili”, visto che erano sempre insieme. Paolo amava follemente Anna, il suo era un amore innocente e puro, e Anna ricambiava questo sentimento: per lei Paolo era il suo principe azzurro. In questo magico periodo non solo i cuori, ma anche le menti di questi ragazzi si stavano unendo tra di loro per non staccarsi più, e i sentimenti provati insieme venivano trasmessi da Paolo a Anna e viceversa. Per Paolo iniziò un buon periodo anche sotto il profilo scolastico. I suoi voti, negli ultimi mesi, erano notevolmente migliorati; tirando su la media Paolo tirò su anche il suo morale rendendo felice se stesso, i suoi genitori e anche Anna. Anche i genitori di Anna sembrava beneficiassero dell’amore dei due giovani. Litigavano molto meno, non volendo rovinare la felicità di Anna, e poi Paolo spesso trascorreva le serate a casa loro, per cui se volevano discutere lo facevano con toni decisamente più cortesi. Finite le scuole, con la promozione di entrambi, le loro famiglie decisero di organizzare un bel pic-nic fuori porta. Paolo e Anna dopo aver aiutato i genitori a sistemare le cose decisero di fare una passeggiata. Raggiunto un altopiano. Li sedettero ad ammirare il paesaggio. L’aria era fresca e frizzante, il cielo terso e luminoso, davanti a loro un mare di prati verdi ondeggiava seguendo il profilo del terreno collinoso. Fu li che Paolo, abbracciato ad Anna la stinse a se. Anna guardò Paolo e Paolo guardò Anna. L’attesa sembrò infinita fino a quando le loro labbra si unirono in un dolcissimo bacio.

Ritornando dai loro genitori, Paolo e Anna scherzarono su questo loro primo bacio, risero del loro imbarazzo e gioirono della felicità che stavano vivendo.

Sulla strada di ritorno a casa, Paolo e Anna si addormentarono sul sedile posteriore delle loro rispettive autovetture e, anche se si sono addormentati su auto diverse, le famiglie sono tutti convinti che i loro cuori stiano viaggiando insieme.

 

Lorenzo Bisoni

LETTERA

Verona 19 febbraio 2011

 

Caro Enrico

per prima cosa volevo ringraziarti per l’opportunità che ci hai dato. Per noi ragazzi conoscere così da vicino una parte della società così lontana dalla nostra realtà, è stata un’occasione preziosa. Riflettendo sui cinque incontri che abbiamo avuto, tante sono le emozioni che attraversano i miei pensieri. Forse per molti l’emozione più forte è stata ascoltare queste persone che, dopo aver commesso dei crimini, hanno pagato il loro prezzo con la giustizia, ma di più hanno capito di aver sbagliato ed ora sono persone migliori. Sono persone che utilizzano la loro terribile esperienza per spiegare, a noi giovani, qual' è la strada da percorrere, la strada del valore della legalità, della correttezza e dell’amore tra le persone. In fondo, è la strada che ci suggerisce il nostro Signore e che ci avvicina a Dio. Sentendo i loro racconti mi sono reso conto di come il percorso della vita sia pieno di ostacoli, tranelli che mettono alla prova la nostra integrità. Il Diavolo è sempre pronto a fare nuove vittime, con la sua astuzia fa leva sulle nostre debolezze e ci spinge verso il male, il peccato, l’oblio.

Ma in realtà la cosa che più mi ha colpito, è stata l’opera dei volontari che lavorano nelle comunità di recupero. Vedere questi giovani che passano il loro tempo a contatto con persone che hanno mille difficoltà, nel tentativo di recuperare quella parte di buono che ancora c’è in loro, è davvero mitico. Sentirli parlare del loro lavoro, delle loro vittorie, ma anche delle loro sconfitte, me li ha fatti immaginare come gli angeli del nuovo millennio. Così li immagino io, angeli che scendono dal cielo e vanno nei posti più bui per salvare i peccatori dal male che li avvolge. E anche se le vittorie sono molto meno delle perdite, loro non si scoraggiano, continuano imperterriti nel loro cammino fatto di amore, perché la soddisfazione che provano anche per una sola salvezza li ripaga di tutte le fatiche.

Quindi, caro Enrico, ancora grazie per averci dato questa possibilità, per aver toccato con mano cosa è male e cosa è bene, ma soprattutto aver conosciuto dei meravigliosi angeli.

 

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Dr. Elio De Signori Psicologo - Psicoterapeuta Sede:via Pace, 22 - 37069 Villafranca (VR)
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